| 16 Settembre 2009 |
| IL FILM DELLA SETTIMANA |
| consigliato da Roberto Russo |
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| Segnali dal futuro |
| di Alex Proyas |
Con Nicolas Cage, Rose Byrne, Chandler Canterbury, Lara Robinson, Ben Mendelsohn
Thriller, Ratings: Kids+13, durata 121 min. - USA, Gran Bretagna 2009 |
Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ma le sue convinzioni vengono scosse quando il figlio entra in possesso di un documento scritto 50 anni prima da una bambina della sua stessa scuola. Sul foglio sono indicati solo numeri uno dopo l'altro, numeri che l'occhio allenato dello scienziato comincia a decifrare per caso scoprendo che indicano giorno e numero di vittime dei principali disastri dell'ultimo mezzo secolo e di alcuni che devono ancora verificarsi.Ancora fantascienza per Alex Proyas, regista di culto (o forse è più corretto dire "di nicchia") emerso facendo un cinema decisamente underground per gli standard di Hollywood (Il corvo e Dark city) e poi legittimato dal blockbuster dal sapore asimoviano Io, robot, abile come pochi a deviare dal classico meccanismo narrativo statunitense per poi rientrarci un momento prima che le forbici del produttore si sostituiscano alle sue in sala di montaggio. Eppure nonostante l'esperienza Proyas realizza l'ennesimo buon film incompleto. Mischiando horror e fantascienza, con stile rispettivamente nipponico e americano, e cercando di spiazzare in ogni momento lo spettatore grazie ad una storia dai risvolti piacevolmente imprevedibili, Segnali da futuro, come spesso capita ai film di Proyas, nella prima parte fa grandi promesse che però non vengono mantenute nella seconda. Una cura inusuale per l'atmosfera attraverso piccoli dettagli metereologici che contrappuntano la narrazione, un passo molto svelto e un uso espressivo delle luci cupe anche nelle giornate più assolate di Simon Duggan, sembrano preludere ad una soluzione interessante dei molti temi introdotti. Infatti accanto ai più classici spunti sulla seconda occasione e la mancanza di una figura paterna forte il regista introduce una più complessa dialettica tra predestinazione e caos, scienza e fede. Tutte idee che circolano con piacere nell'industria culturale americana degli ultimi anni.
Purtroppo però dopo alcune sequenze di rara maestria che cercano di incastrare i personaggi in un ecosistema vitale che vive e soffre con loro (il mondo visto dall'alto che somiglia ad un organismo pulsante in cui le autostrade sono le vene e le macchine i globuli rossi o il crollo di un aereo in mezzo all'autostrada), le idee sembrano terminare bruscamente e il film comincia ad attingere dall'universo hollywoodiano recente: La guerra dei mondi, Deep impact, Incontri ravvicinati del terzo tipo, il remake di Ultimatum alla Terra, un finale simile a The fountain e molto altro.
Tutto l'interesse accumulato si perde in poco e il ridicolo sembra essere dietro ogni angolo. Nicolas Cage non ha la caratura per reggere da solo un personaggio, figuriamoci un film intero e allo spettatore non resta che attendere i titoli di coda perchè la serie di delusioni abbia termine
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| VOTO 7 |
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| 07 Settembre 2009 |
| IL FILM DELLA SETTIMANA |
| consigliato da Roberto Russo |
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| Strange Days |
| di Kathryn Bigelow |
Con Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore, Vincent D'Onofrio
Fantascienza, Ratings: Kids+16, durata 145 min. - USA 1995. |
II giorni del titolo sono il 30 e il 31 dicembre 1999, ultimi dell'anno, del secolo e del millennio. Ambiguo il significato di Strange: strani o stranieri, sconosciuti, nuovi? La fantascienza è il genere cui si avvicina di più questo film, diretto dalla ex moglie di James Cameron, che l'ha prodotto e sceneggiato con Jay Cocks. Nel 2000 la droga più ambita è lo Squid, un CD che attraverso una cuffia fa rivivere, a tutti i livelli sensoriali, un'esperienza già vissuta da un altro. Illegale e clandestino, lo Squid è spacciato da Lenny Nero, ex poliziotto, che si mette nei guai per aver trovato le prove dell'omicidio di un celebre cantante nero da parte di due poliziotti bianchi. Film pessimista, nonostante la lieta fine catartica, ma non disperato. Film strano che conta per quel che mostra e fa sentire, non per quel che racconta sullo sfondo di una Los Angeles che quasi non c'è e poco si vede. Musica furibonda.
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| VOTO 9 |
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| 05 Agosto 2009 |
| IL FILM DELLA SETTIMANA |
| consigliato da Roberto Russo |
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| Effetto Notte |
| di François Truffaut |
Con Jacqueline Bisset, François Truffaut, Valentina Cortese, Jean-Pierre Aumont, Alexandra Stewart
Titolo originale La nuit américaine. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 115 min. - Francia 1973 |
I A Nizza, negli stabilimenti di La Vittorine, il regista Ferrand gira Je vous présent Pamela. Dal primo all'ultimo giorno delle riprese i problemi della lavorazione s'alternano con i rapporti personali tra i vari componenti della “troupe” e con la storia del film nel film. A livello aneddotico non risponde tanto alla domanda “come si gira un film?”, ma a quella “come gira Truffaut i suoi film?”. Traboccante di amore per il cinema – che nell'autore coincide con l'amore per la vita – è una sintesi felice dei temi e dei modi che attraversano i suoi 12 film precedenti. Pur costruito su incastri e incroci, ricco di citazioni, autocitazioni, allusioni, è un film che viaggia come un treno nella notte. Un successo internazionale. Oscar per il miglior film straniero e 3 nomination: sceneggiatura, regia e V. Cortese. Dedicato alle sorelle Dorothy e Lillian Gisn.
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| VOTO 9 |
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| 28 Giugno 2009 |
| IL FILM DELLA SETTIMANA |
| consigliato da Roberto Russo |
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| TRANSFORMERS 2 |
| di Michael Bay |
Con Megan Fox, Shia LaBeouf, Hugo Weaving, Rainn Wilson, Josh Duhamel
Titolo originale Transformers: Revenge of the Fallen. Azione, durata 147 min. - USA 2009 |
I Decepticon non sono stati totalmente sconfitti, gli Autobot collaborano con il governo ma non hanno la più completa fiducia, Sam deve andare al college per avere una vita normale ma gli eventi non glielo consentiranno. Tutto convergerà intorno al ritrovamento di un frammento cruciale alla distruzione o al salvataggio della Terra da parte degli ultimi esponenti (ancora in vita) del pianeta di provenienza dei robottoni giganti.
Tanto il primo film era sembrato incredibilmente azzeccato per come riusciva a moderare tutte le componenti solitamente esagerate del cinema di Michael Bay (azione forsennata, comicità, trama e valori maschili) quanto ora tutto quanto è mescolato senza guardare al dosaggio. Per semplificare si potrebbe dire che Transformers: La vendetta del caduto è un film di due ore e mezza nel quale per almeno due ore non si vede altro se non grossi robot digitali che spaccano tutto (compresi se stessi) mentre di sfondo alcuni piccoli umani fuggono e si dicono parole ininfluenti (mai personaggio fu tanto inutile in una trama quanto quello di Megan Fox).
In realtà ciò che sembra essere accaduto è che la produzione si sia accorta che il target che più ha gradito il primo film è stato quello infantile, per questo secondo allora ha abbassato l'asticella, ha inserito più scene spettacolari e personaggi-macchietta. Il risultato è allora un film, per come è orchestrato il racconto, non è troppo lontano dal cinema della Disney.
Scompare del tutto ogni velleità di riflessione sul rapporto tra l'uomo e la tecnologia e i Transformers qui diventano metafora dell'indicibile (o immostrabile) umano. I loro corpi metallici vengono malmenati, dilaniati, squartati e sanguinano (sic!) come corpi umani non potrebbero mai fare in un film adatto a tutte le età.
Il metallo spesso sembra rompersi e squarciarsi seguendo le regole della carne, questo però, lungi da essere un espediente interessante, si risolve solo in una crudezza di facciata che non salva lo spettatore dalla noia infinita di un destruction derby lungo e inutile nel quale le pochissime scene tra umani fanno rimpiangere il metallo che si dilania.
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| VOTO 10 |
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| 21 Giugno 2009 |
| IL FILM DELLA SETTIMANA |
| consigliato da Roberto Russo |
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| Coraline |
| di Henry Selick |
Con Dakota Fanning, Teri Hatcher, Ian McShane, Keith David, Jennifer Saunders
Titolo originale Coraline. Animazione, durata 100 min. - USA 2008 |
Coraline ha undici anni e si è da poco trasferita con la sua famiglia in una nuova casa. Tutto è ancora da esplorare, ma i suoi genitori sono troppo occupati con il lavoro per dedicarsi a lei. La spediscono a giocare in giardino, le preparano al volo la cena quando è ora, la invitano a cavarsela da sola. È così che Coraline scopre una porticina che dà su un tunnel polveroso che porta ad un altro appartamento, in tutto simile al suo, dove vivono un'altra mamma e un altro papà, che altro non fanno che occuparsi di lei. Tutto è spettacolare e desiderabile, dall'altra parte del tunnel, se non fosse che le persone hanno strani bottoni cuciti al posto degli occhi.
È nata da un errore di battitura, Coraline. Neil Gaiman, il suo creatore, voleva scrivere Caroline, ma gli è scivolato il dito sulla tastiera e le lettere si sono scambiate di posto. Così Coraline è unica e a lei toccherà un'esperienza unica, nella quale i doppi e i ribaltamenti (non) si sprecano.
Avventura tinta d'orrore, Coraline, nelle mani di Henry Selick, si avvicina piacevolmente ai temi di Nightmare before Christmas. Ancora, si tratta di un passaggio casuale in un altro mondo, là apparentemente distante e qui illusoriamente speculare, un mondo dove la morte s'impone per fascino sulla vita (i bottoni sugli occhi, come monete che propiziano il trapasso), con la sua lusinga della perfezione e della soddisfazione. Non a caso a fare da tramite è in qualche modo il personaggio di Wybie, estraneo al testo letterario ma imprescindibile in quello cinematografico di eco burtoniana, in quanto freak che si muove sul confine della vita, il cui diritto all'esistenza è stato messo in discussione da sempre e per sempre, inscritto nel suo stesso nome.
Prima volta della combinazione di animazione in stop motion e stereo 3D, Coraline parrebbe fatto per gli adulti anziché per i bambini e in un certo senso è così, perché sono i grandi che hanno di che spaventarsi maggiormente, dato che, non importa da quale delle due parti del tunnel si posizionino, non ci fanno una bella figura, sregolati nel dosaggio amoroso, spettatori congelati del pericolo, in attesa di venire salvati da una bambina.
Le avventure di Coraline, novella Alice, correttamente accompagnata da un gatto, richiamano grazie al 3D il sapore psichedelico del classico di Carrol ma sono bagnate da una pioggia grigia e costante, che dell'infanzia racconta la difficoltà e la solitudine, prima che la malizia o il gioco. La protagonista va avanti e indietro tra un mondo e l'altro ma non è la sua strada che sta cercando: tra animali imbalsamati e acrobati senza pubblico, isolata e immersa nella nebbia che tutto incupisce e tutto avvolge, a undici anni sta cercando soprattutto la vita; una buona ragione per essa.
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| VOTO 8 |
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| 14 Giugno 2009 |
| IL FILM DELLA SETTIMANA |
| consigliato da Roberto Russo |
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| L'ultimo dei mohicani |
| di Michael Mann |
Con Daniel Day-Lewis, Madeleine Stowe, Russell Means, Eric Schweig, Jodhi May.
Titolo originale The Last of the Mohicans. Avventura, durata 122 min. - USA 1992 |
Con diversi aggiustamenti narrativi e ideologici, M. Mann, robusto specialista di cinema d'azione, e il suo cosceneggiatore Christopher Crowe si rifanno alla sceneggiatura scritta da Philip Dunne per l'edizione del 1936. Come e più che nelle versioni precedenti, il vero eroe è il bianco Occhio di Falco (D. Day-Lewis in gran forma), mentre i due Mohicani amici, Chingachook e suo figlio Uncas, gli fanno da spalla. Più che in passato, il culmine della vicenda è l'assedio di Fort William Henry in cui, durante la guerra franco-britannica dei sette anni (1756-63), gli inglesi furono sconfitti da forze francesi preponderanti. Difetti e debolezze non mancano, ma molto gli dev'essere perdonato perché ricrea un senso antico dell'avventura e dei grandi spazi, restituisce (anche per merito del colore di Dante Spinotti) il sapore di un'epoca col gusto di una vecchia stampa, ha la forza ingenua dei grandi sentimenti. Il film dà concretezza visiva alla parola “imboscata” e tiene fede alla bella immagine che gli fece da manifesto: l'agile Day-Lewis in corsa col tomahawk in pugno e la lunga carabina a tracolla. Dal romanzo (1826) di J. Fenimore Cooper fu tratto anche lo “spaghetti-western” Der letze Mohikaner (La valle delle ombre rosse, 1965, RFT-Sp.-It.) di Harald Reinl con Anthony Steffen come Occhio di Falco e l'azione spostata in avanti di un secolo.
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| VOTO 9 |
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| 08 Giugno 2009 |
| IL FILM DELLA SETTIMANA |
| consigliato da Roberto Russo |
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| The Commitments |
| di Alan Parker |
Con Robert Arkins, Michael Aherne, Angeline Ball, Colm Meaney, Ger Ryan
Musiale, durata 118 min. - USA 1991. |
Dal romanzo omonimo (1988) di Roddy Doyle. Negli anni '60 un giovane proletario irlandese mette assieme un gruppo di musicisti soul (“The Commitments”, ossia le promesse) che nella Dublino degli U2 e di Sinead O'Connor cercano di uscire dal ghetto. Stanno per avere successo quando si sciolgono. Come la sofferenza nella vita può diventare gioia nella musica. Un bel film giusto nella scelta e nella direzione degli attori, nel suggerire le spinte e i bisogni di libertà, democrazia e progresso di una generazione, nel ritmo del montaggio modellato sulle canzoni. Anche gli altri 2 romanzi della trilogia di R. Doyle sono stati adattati, entrambi con la regia di Stephen Frears: The Snapper (1993) e Due sulla strada (1996). |
| VOTO 8 |
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